Il traguardo delle 1000 gare nella massima serie del campionato italiano è, senza dubbio alcuno, un prestigioso risultato per una società che ha più di un secolo di storia calcistica alle spalle e che è sempre stata considerata una delle più grandi piazze del meridione. Sebbene non sia facile gestire una squadra di calcio con i tempi che corrono (e va dato atto alla famiglia Matarrese di aver sempre fatto quadrare i bilanci dell'A.S. Bari in tutti questi anni, cosa non da poco) è altresì vero che le potenzialità a livello calcistico del capoluogo pugliese sono di gran lunga superiori ai traguardi che finora sono stati raggiunti. Lo dicono i numeri, non le parole.
Negli ultimi 2 anni, grazie anche ad una programmazione vincente ed alle pedine giuste nelle caselle giuste (leggasi Conte, Perinetti e Ventura), Bari è ritornata a riassaporare l'aria del grande calcio e ha dimostrato di avere dei tifosi (presenti in maniera massiccia tanto in casa quanto in trasferta) numerosi e passionali, legati visceralmente alla squadra della propria città.
L'attuale campionato, segnato da infortuni a catena ma anche da scelte dirigenziali molto discutibili, ha di fatto rovinato tutto quello che si era costruito con fatica e sacrificio, iniziando proprio dal ritorno in massa allo stadio dei tifosi dopo 8 anni di purgatorio in serie B. I 16 punti finora collezionati dai biancorossi spalancano le porte del campionato cadetto, visto che solo un miracolo potrebbe far recuperare il gap di 12 punti che separa il Bari dalla zona salvezza.
L'incontro di ieri ad Udine, se non altro, ha mostrato una squadra tonica ed orgogliosa nonostante la sconfitta finale e questo fa ancora più rabbia perché sono ritornati in auge sul terreno verde del Friuli i due ingredienti che sono mancati nell'arco del campionato e che hanno escluso anzitempo i biancorossi dalla lotta per non retrocedere.
Visto il destino quasi certo che attende il Bari, sarebbe proficuo investire questo tempo per muoversi già per il campionato venturo, cercando di allestire una squadra pronta per l'immediata risalita. Ecco che, a questo punto, il discorso si sposta da un terreno prettamente calcistico ad uno più esteso che riguarda la società: cosa ha intenzione di fare la famiglia Matarrese, alla guida del Bari da oltre 30 anni, per riportare il nome della città di Bari nel calcio che conta? All'inizio del 2011, in conferenza stampa, il presidente aveva palesato la difficoltà di portare avanti la società senza nessun aiuto derivante dall'imprenditoria locale e dalle istituzioni, così come aveva lasciato aperte le porte della cessione della stessa in caso giungesse sulla scrivania di via Torrebella una proposta valida e ben strutturata.
L'idea di un tavolo tecnico per pianificare la "ricostruzione" del Bari è la scelta più sensata che possa essere presa in considerazione in questo momento: un progetto triennale o quinquennale che preveda, tra le altre cose, un nuovo stadio polifunzionale con annesso centro sportivo e che interessi vari ambiti dell'imprenditoria barese (e non, quindi, tutto sulle spalle dei Matarrese) potrebbe essere il punto di partenza per iniziare un nuovo corso e potrebbe sicuramente lenire lo strappo che si sta creando fra tifosi e società/squadra in seguito ad un'annata iniziata bene ma proseguita nel peggior modo possibile.
Si vocifera che la famiglia Matarrese voglia rimanere in possesso di una parte delle azioni del Bari calcio (scendendo anche sotto il 50%) e che contestualmente voglia allargare la società ad altri imprenditori locali, proprio per avere una disponibilità maggiore per costruire un nuovo corso. E questa potrebbe essere la prima mossa per un coinvolgimento cittadino che rivoluzioni completamente il modo di vedere il calcio a Bari: ci sono tante cose che non vanno, dall'immobilismo mediatico quando si aspettano dei segnali dalla società (diversi i casi quest'anno in cui è successo di tutto sul terreno di gioco e fuori dal campo e non si è mai avuta una versione ufficiale dell'accaduto) alla mancanza di un merchandising che possa offrire ai tifosi convenzioni, sconti, fidelizzazioni tutte marchiate Bari, solo per citare due esempi. Il futuro, vista l'introduzione della TdT, è proprio legare l'immagine della squadra sportiva alla vita dei propri cittadini che, quindi, ne diverrebbero i primi sostenitori, tanto passionalmente quanto economicamente.
Una svolta va data, o in una direzione (cessione dell'intero pacchetto azionario) o nell'altra (apertura di un tavolo tecnico che coinvolga imprenditori ed istituzioni locali per un progetto a lungo termine). Se veramente le 1000 gare in serie A non vogliono essere viste come un punto di arrivo bensì come un punto di partenza e bene darsi una mossa. Tutti quanti, nessuno escluso, inserendo nel calderone anche stampa, tifosi e semplici cittadini. Solo così la Fenice potrà risorgere dalle ceneri più forte di prima.
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